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Giovane e bella: la recensione del film e trailer
Giovane e bella: la recensione del film e trailer

Giovane e bella: la recensione del film e trailer

Come avviene periodicamente la stampa e la televisione ci ripropone una notizia vecchia e stravecchia riverniciandola, vendendocela come chissà quale scandalo e cosa inaudita ma si tratta sempre di una rispolverata alle notizie che fanno sempre notizia. E qual è la notizia che sta affollando le nostre tv in questi giorni? Le baby-squillo (stavate pensando a Berlusconi eh?) che stanno facendo tanto scalpore esattamente come lo fecero anni fa.

L’ambientazione di “Giovane e bella” non è in Italia bensì in Francia. La protagonista è Isabelle (Marine Vacth) diciasette anni proveniente da famiglia borghese che vive con la madre, il fratellino ed il patrigno. Dopo un’estate trascorsa al mare in cui ha perso la verginità in un rapporto in cui non è rimasta soddisfatta torna a casa ed inizia a prostituirsi tramite appuntamenti su internet facendosi chiamare Lea. Contratta il prezzo, s’incontra con il cliente e poi avanti un altro. Naturalmente a pagamento anche se lei in realtà di soldi non ne ha proprio bisogno e non ne spende. Perchè lo fa dunque? Per noia? Per essere al centro dell’attenzione? Tutto fila diciamo liscio fino ad un incontro durante il quale la sua vita subisce una svolta perchè in quest’occasione durante il rapporto l’uomo ha un infarto. La famiglia della ragazzina viene avvisata e lei è costretta a smettere.

E’ interessante la suddivisione del film in quattro parti come le quattro stagioni ciascuna con un sottofondo musicale di Françoise Hardy. D’accordo il tema principale di Giovane e bella di Ozon è l’adolescenza, la scoperta del proprio corpo e della sessualità, ok ma è piatto, la trama è focalizzata sul corpo di Isabelle venduto che non è mai metafora di passaggio, cambiamento o crescita. Potremmo raffrontarlo con La vita di Adele dove invece la sessualità è una sorta di passaggio verso la maturità è davvero una scoperta di se stessi che porta alla conclusione del viaggio dell’adolescenza verso il mondo adulto. Il film parte anche bene ma la trama poi subisce una fase di stallo, si blocca. La ragazzina della borghesia parigina si prostituisce perchè le piace farlo, Ozon tenta d’infilarci un po’ di spessore mostrandoci una Isabelle ritrosa, romantica e casta durante una festa di adolescenti che poi si trasforma in Lea spregiudicata mangia uomini ma è tutto qui.

Un film allora che potremmo definire puramente estetico, quasi un capriccio, dove non è ritenuta necessaria un’evoluzione, né un’esplorazione della tematica “donna oggetto” e sul complicato desiderio nascosto delle donne di essere seduttrici ma ritrose, romantiche ma desiderate. Il centro di questo film sta proprio nel fare del voyeurismo un’arte che Ozon dipinge contro la moralità, contro gli scandali che lui ci mostra essere in questo caso infondati: Isabelle si vuole prostituire, è felice di farlo, non per ricercare emozioni o risposte a domande esistenziali e questo fatto ci viene mostrato in modo ironico, ardito e schietto. Sullo sfondo compaiono casualmente Parigi, i comportamenti ambigui del patrigno, i coetanei di Isabelle, il fidanzato di facciata, la società bene, i rapporti familiari con una madre che vorrebbe venire a capo della situazione ma come noi rimane a secco di spiegazioni (che non vanno ricercate visto che non ce ne sono).

Personalmente l’ho trovato superficiale e noioso, a voi è piaciuto?

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