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Film 2015 Drammatico - Leviathan
Leviathan: trama, trailer italiano e la recensione del film drammatico diretto da Andrei Zvyagintsev, con Aleksey Serebryakov, Elena Lyadova e Vladimir Vdovichenkov.

Leviathan: trama, trailer e recensione

Diretto da Andrej Zvjagincev, Leviathan, è un film ambientato in Russia che è stato presentato al Festival di Cannes e ha vinto un Golden Globe come miglior film straniero. Non solo, Leviathan è stato anche premiato come miglior sceneggiatura.

E’ indubbiamente un film politico, in cui non ci si possono aspettare grandi colpi di scena, azioni o intensa emotività. Ragion per cui è un film che difficilmente interessa la maggior parte del pubblico. La storia in sostanza gira attorno ad una lotta filosofica fra l’uomo ed il potere, in questo caso lo Stato rappresentato dal sindaco, in cui il protagonista cerca di ottenere giustizia per ciò che è suo. Non a caso il titolo s’ispira all’omonimo trattato di Hobbes.

In pochi sanno che in realtà Leviathan è stato iniziato nel 2008, su spunto di un racconto di Inna Braude che portò all’attenzione della produzione, la drammatica storia di Marvin John Heemeyer che venne costretto a vendere la sua proprietà in Colorado. Come mai da allora è passato così tanto tempo per vederlo sugli schermi? Semplice, la prima versione è stata bocciata a causa dell’eccessiva scurrilità nel linguaggio. In ogni caso si è tratta di una lavorazione molto lunga, in primis per la scelta del set e poi per il casting che ha richiesto un anno.

Leviathan: la trama del film

Siamo nel nord della Russia dove Kolya (Alexey Serebryakov) un meccanico, vive con la sua famiglia ovvero con il figlio Roma (Sergey Pokhodaev) e la seconda moglie Lilya (Elena Lyadova), precisamente nelle vicinanze del Mare di Barents. Kolya conduce la sua tranquilla esistenza finché il sindaco, Vadim Shelevyat, un politico corrotto, decide di espropriare la sua proprietà, per un accanimento nei suoi confronti.

Kolya è un uomo dal temperamento violento e forte, che decide quindi d’interpellare un vecchio amico, conosciuto nell’esercito e divenuto avvocato a Mosca, Dimitri, che lo aiuti a contrastare il sindaco e non solo, che gli tolga tutto ciò che possiede.

Questa famiglia dunque si getta in una lotta burocratica, nel tentativo di non esser stritolata da chi è più in alto di loro ed economicamente più forte.

Kolya crede che il sindaco sia il suo maggior nemico da affrontare, ma sembra non rendersi conto che attorno a lui ci sono altre cose che gli stanno sfuggendo di mano, sua moglie Lilya ad esempio…

Leviathan: il trailer italiano

Leviathan: la recensione del film

Dunque per chi si fosse perso il trattato di Hobbes, sappiate che è troppo lungo da riassumere ma il succo è: il rapporto fra uomo e potere, nella figura dello Stato ce incarna la burocrazia.

Il film Leviathan s’incentra su questa lotta: da una parte il cittadino Kolya che difende i suoi diritti e dall’altro il potere che vuol privarlo di ciò che ha.

Diciamo che ho individuato uno spartiacque nel film: nella prima parte il regista divaga ed ironizza, in modo molto compunto ed algido fra l’altro, sulla situazione russa dalla politica agli usi e costumi, mentre nella seconda parte sotto i riflettori ci finisce il dolore di Kolya e la sua lotta in cui si gioca il suo destino.

Il regista dunque mette alla base del film i poteri burocratici, utilizzati dal sindaco per vessare Kolya, infilando anche in mezzo però un po’ di sfumature bibliche (lo scheletro della balena non vi ricorda nulla?) accentuando l’evidenza del fatto che Kolya non ripone certamente le proprie speranze in Dio. C’è dunque una sorta di messaggio di fondo? Ovvero la Chiesa non offre alcun tipo di conforto, concetto tipicamente ateo direi. Inoltre aggiungo che la comparsa della balena appare molto metaforica: emerge, prende fiato e s’immerge di nuovo un po’ come il nuovo potere capitalista russo, che c’è, emerge ma per il resto del tempo si cerca di sotterrare e che poi diventa scheletro.

E poi c’è naturalmente il tema dei rapporti familiari: il tradimento di Lilya, la relazione evanescente con Kolya e il rapporto che c’è fra Lilya ed il figliastro che la detesta ed i rapporti fra Roma e Kolya, in cui regnano molto spesso i silenzi più che le parole.

Molto contestuali i paesaggi che ben evidenziano la solitudine, la desolazione, la staticità e l’immobilità. Questi scenari si contrappongono all’abitazione di Kolya che è invece un luogo molto positivo, un rifugio direi. Ottime le inquadrature e la fotografia.

Personaggi molto espressivi ed intensi, molto dostojevskiani.
Leviathan è un’interessante opera politica, con un’anima filosofica che mette a nudo le dure realtà burocratiche che in alcuni casi si è costretti a fronteggiare.

Nel complesso Leviathan è un bel film, molto intenso ma che consiglio solo agli amanti delle tematiche filosofico-politiche.

Lo avete visto? Vi è piaciuto?

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