Home / Recensioni / Film 2015 / Janara: trama, trailer e recensione
janara
Janara: trama, trailer e la recensione del film horror diretto da Roberto Bontà Polito con Alessandro D'Ambrosi, Laura Sinceri, Gianni Capaldi, Noemi Giangrande e Rosaria De Cicco.

Janara: trama, trailer e recensione

Janara è il primo lungometraggio di Roberto Bontà Polito, una storia lugubre di streghe e maledizioni. Cos’è la janara? E’ una strega. Il termine deriverebbe da ianua, porta, poiché presso di esse occorre posizionare l’amuleto che impone loro di star lontano, una scopa di saggina o una ciotola di sale come nel caso del film (la janara era obbligata a contare ogni granello oppure ogni filo della scopa prima del sorgere del sole). Si tratta di una superstizione popolare molto nota nelle zone di Benevento, che un tempo pare fosse molto popolata dalle streghe, in questo caso la vicenda si svolge a San Lupo, proprio nel beneventano.

Roberto Bontà Polito decide dunque di tessere le trame della sua storia, attorno ad una delle popolari leggende di paura. Avendo vissuto per un certo tempo ad Avellino ho avuto modo di conoscere le storie sulle janare ed i riti e dunque mi son subito interessata a questo film, che promette di esser un piccolo e spaventoso horror nostrano.

Ne vale la pena vederlo?

Janara: la trama

Marta ed Alessandro, sono una coppia in attesa di un bimbo che deve mettersi in viaggio per questioni di eredità. Direzione, San Lupo, paesino nel beneventano, in cui è morto il nonno di lei. Appena arrivati, i due non trovano una calorosa accoglienza, gli uomini del tetro paesino li affrontano credendoli giornalisti. Li salva il prete, Andrea, amico d’infanzia di Marta. I due trovano ospitalità presso un’amica e durante la serata Marta e l’amica si trovano a parlare dei bambini scomparsi di San Lupo: Marta crede sia un pedofilo ma la sua amica è d’accordo con il parere generale, si tratta di una janara. La polizia non riesce a venirne a capo e la popolazione continua a mettere bicchieri pieni di sale alle porte ed alle finestre per proteggere i pochi bambini rimasti.

L’amico prete, una sera prima di un esorcismo le racconta la storia di unba donna, che viveva nel osco, che rimase incinta e ricattò i paesani questi dissero che era una strega e fecero arrivare un inquisitore che la mise al rogo, ma lei prima di morire maledì tutti i bambini del paese.

Marta inizia ad avere strani incubi e quando scompare l’ennesimo bambino, il paese viene travolto dalla rabbia e dalla paura. Marta ha spesso visioni della janara e dei bambini ma non riesce a capire come siano connessi con lei. L’unica persona che sembra conoscere la verità è sua zia, che la sorella di Marta cerca di tener lontano.

Marta riesce a scoprire il legame che lega la sua famiglia, alla janara ma per lei e per tutti loro potrebbe essere troppo tardi.

Janara: il trailer del film

Janara: la recensione del film

Parto con il dire che in fondo il film è gradevole, abbastanza spaventoso e mi è piaciuta l’idea di fondo, l’impegno che emerge in ogni ripresa ed anche la fantasia che è stata impiegata nella stesura di questo film.

Mi è piaciuta l’ambientazione e le riprese girate nel tetro e solitario paesino e poi nei ruderi della campagna, veramente un’ottima atmosfera congeniale e calzante.

Poi arriviamo alle noti dolenti: trama ingarbugliata, confusionaria che vuole allo stesso tempo affermare una cosa e smentirla. Polito vuol farci apparire le streghe come buone o cattive? La protagonista è una strega che “rapisce” i bambini, ma veniamo a conoscenza del fatto che era in origine una donna di medicina popolare, che rimasta incinta di qualcuno del villaggio fu uccisa per esser messa a tacere con l’accusa di stregoneria (fatto molto comune a suo tempo). Nella storia inoltre, compaiono altre ianare (non vi dico chi chiaramente) nelle vesti di buone/cattive che vogliono tramandare i poteri per poter continuare l’eredità delle janare (streghe o donne di medicina?).

Il ritmo della narrazione è molto incostante: nei primi venti minuti non accade alcunchè, si menzionano di sfuggita i bambini scomparsi (che in realtà vengono uccisi non rapiti). Ad un certo punto Marta inizia ad avere strane visioni che accentuano i suoi incubi e molto precipitosamente in uno di questi scopre la soluzione del mistero ed il ruolo della famiglia nella storia della janara, dal racconto del prete poi inventa un rituale per fermare la janara.

Secondo il racconto del prete, l’inquisitore afferrò i capelli della janara con un guanto di ferro e acciaio che sarebbero gli unici strumenti per intrappolarla, e questa è una rivisitazione della leggenda popolare secondo cui invece acchiappata la strega per i capelli questa domanderebbe che cosa si ha in mano e chi l’ha catturata dovrebbe rispondere ferro o acciaio per intrappolarla. E’ chiaro che la rivisitazione è funzionale al rituale inventato da Marta che però appare un po’ sciocco e raffazzonato. Non si capisce poi se la janara fosse intrappolata o libera, nel primo caso non avrebbe potuto uccidere i bambini.

Passiamo agli elementi soprannaturali: Marta vede i fantasmi dei bambini che la aiutano e le chiedono aiuto (citazione ad Haunting – Presenze?) che poi però di punto in bianco scompaiono, quando ha bisogno davvero di loro, i bambini non si fanno vedere, forse perché intrappolati dalla janara? Non si capisce. Interessanti le due bambine che si tengono per mano, un tributo a Shining?

Inoltre Marta vede la janara solo tramite il cellulare, non con i suoi stessi occhi. Ecco quest’introduzione dell’elemento moderno, secondo me, ha turbato un po’ la classica storia di streghe e fantasmi e l’horror vecchia scuola.

In tutto ciò i momenti horrorosi vengono sottolineati da cantilene di bambini, urla e gemiti rochi della strega quasi a voler preparare lo spettatore allo spavento, un po’ da manuale ed a tratti un po’ pesante, lo spavento è bello perché improvviso se ci si deve preparare prima perde un po’ d’effetto.

L’unico personaggio che ho davvero apprezzato è stato Marta, interpretata da Laura Sinceri, ed un po’ anche quella di Rosaria De Cicco, nel ruolo della zia (un volto fra l’altro non nuovo perché già vista in Le fate ignoranti) entrambe intense e presenti, recitano davvero con trasporto. Per il resto ho trovato alcune figure maschili un po’ tiepide e poco convinte dalla recitazione molto rigida e meccanica, mentre il prete e la sorella di Marta sembravano davvero due psicotici. Interessante la figura del prete, che ora vuol predicare ed ora vuol trovare un capro espiatorio su cui sfogare la disperazione del paese, è un grande amicone ma sotto sotto non ha tutte le rotelle che girano per il verso giusto.

Finale a sorpresa, dopo un accenno di titoli di coda, sembra esser andato tutto per il meglio ma…

Ripeto che l’idea e l’intento erano buoni ma forse occorreva più tempo e più attenzione, seguendo la trama in modo lineare senza ingarbugliarla con troppi elementi. Questo horror nostrano, vecchia scuola, che strizza l’occhio a Dario Argento, poteva esser decisamente migliore, c’erano tutti i presupposti per renderlo più accattivante.

Voi che ne pensate di Janara? Vi è piaciuto? Che cosa ne pensate delle streghe? Come si chiama dalle vostre parti la janara?

Lascia un commento. La tua opinione è importante!