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Noi e la Giulia: trama, recensione e trailer
Noi e la Giulia: trama, recensione e trailer

Noi e la Giulia: trama, recensione e trailer

Come sempre, capisco praticamente da subito se un film sarà bello o sarà meglio non sprecarci i soldi. Anche nel caso di Noi e la Giulia, ci ho visto giusto. Un trailer gustoso, ben confezionato e allettante. Devo dire che son stata attirata dal cast, specie dalla coppia Stefano Fresi ed Edoardo Leo (qui anche in veste di regista) già collaudata in Smetto quando voglio, film peraltro spassosissimo. La recitazione di Argentero non mi spiace, per lo meno non è messo lì a far numero e per la sua bella faccia. Bene anche Claudio Amendola, qui molto convincente. Ok, devo dirlo: mi aspettavo che alla guida della Giulia ci fosse Papaleo e invece no. Strano.

Comunque, per chi non lo sapesse, io ad esempio ne ero all’oscuro, il film è tratto dal romanzo Giulia 1300 e altri miracoli di Fabio Bartolomei, m’intriga e credo che lo leggerò.

Noi e la Giulia: la trama

Diego (Luca Argentero), Fausto (Edoardo Leo) e Claudio (Stefano Fresi) sono tre perfetti sconosciuti. Diego vende macchine e si ritrova davanti al fatto d’esser un mezzo fallito con una vita terribile (fatto messogli in evidenza dal padre gravemente malato); Fausto è uno showman, un imbonitore della tv pieno di nemici, presunti amici famosi, debiti e pieno di sé ed infine c’è Claudio, in crisi con la moglie, sbattuto fuori dal loro locale e timoroso in pratica di tutto dalla violenza, alle malattie, agli incidenti (riesce a citare mezzo parentado morto di qualsiasi cosa).

I tre vengono riuniti dal fato: hanno messo gli occhi su un annuncio immobiliare, in cui un casale abbandonato viene venduto per una miseria. Il trio trovatosi nella proprietà, e scopeto il vero prezzo, decide di fare un accordo: si aprirà un agriturismo in comune dividendo tutto. Facile a dirsi ma a farsi?

Il casolare è un’autentica catapecchia, fatiscente ed il trio scopre che rimetterlo in condizioni decenti costerà un altro po’ quanto comprarne uno nuovo.

E qui spunta Sergio (Claudio Amendola), che ha rintracciato Fausto con l’intenzione di farsi ridare i soldi maturati con il lavoro per lui e che finisce per entrare in società. Sergio è un tuttofare, molto pratico, con spirito d’iniziativa e comunista; Fausto è il classico saccente, nullafacente, di ideologie fasciste. A far da cuscino fra i due ci sono il timido e ponderato Diego, il timoroso ed ansioso Claudio, più Elisa una vecchia conoscenza di quest’ultimo e un paio di braccianti di colore.

Tutto sembra andare nella giusta direzione, finchè al casale non si presenta un mafioso deciso a spiegare al quartetto come vanno davvero le cose da quelle parti e chi è che comanda. La situazione precipita, la faccenda si complica e diviene molto pericolosa.

Noi e la Giulia: la recensione

Come dicevo sopra il cast di Noi e la Giulia è molto convincente: gruppo affiatato e convincente. Bravi tutti: mi è piaciuto il gigioneggiante Edoardo/Fausto che in Smetto quando voglio era più simile ad un Argentero che invece fa ruoli sempre posati, dignitosi e sensibili (ci scappa la storiella d’amore ebbene sì). Fresi è sempre più spassoso, qui nevrotico e super fobico, bene anche Amendola che qui mi ricordava un po’ l’Abatantuono di Io non ho paura… a voi noi? Per stile ed atteggiamenti non per ruolo sia chiaro. E che dire di Vito il mafioso, alias Carlo Buccirosso, decisamente azzeccato, un malavitoso con dei principi, una buona scorta di chiacchiere e poco desideroso di tornarsene fra i suoi. Molto calzante Anna Foglietta nel ruolo di Elisa, anche se all’inizio francamente ha un po’ l’aria di una che ha esagerato con qualche psicofarmaco.

Questa commedia racconta una fetta di realtà del nostro Paese: tu puoi avere un sogno, puoi avere la tua possibilità ma a qualcuno dovrai pagarne il prezzo. E’ quello che succede al trio con l’ingresso di Vito, solo che nel trio c’è anche Sergio, comunista e sindacalista, deciso ad opporsi al sistema mafioso.

Ecco che saltano fuori le ideologie politiche: da una parte Sergio e dall’altra Fausto, italiano medio, contrario all’immigrazione per non dire razzista fino al midollo. Chiaramente la comparsa dei braccianti del Ghana scatena una serie di commenti, pregiudizi e prese di posizione.

Ottimo lo script dinamico, l’ironia e le gag ben congegnate, la mescolanza d’idee, di dialetti e naturalmente buono il ritmo, lo svolgimento dei fatti inizialmente è un po’ lento ma con l’arrivo di Vito la storia diventa un ascensore in caduta libera.

Richiama alla mente un po’ i Soliti Ignoti, a cui probabilmente Leo si è ispirato, senza però giustamente creare un remake pedante come va di moda ultimamente (come lo è stato un po’ invece per Il nome del figlio).

Tutti si chiedono “ma questa Giulia chi è?” la Giulia è una macchina, sta a voi scoprire che ruolo ha nella vicenda, un ruolo davvero singolare grazie al quartetto di imbranati.

Di fondo questa commedia, Noi e la Giulia, parla di ribellione al profumo di speranza, abbellita dal coraggio di non fermarsi nonostante tutto stia remando contro, ed affogata in salsa italiana (ovvero l’arte di ribellarsi combinando un casino dietro l’altro).

Film assolutamente gradevole e simpatico, molto consigliato!

A voi è piaciuto Noi e la Giulia? Che ne pensate del cast?

Noi e la Giulia: il trailer

One comment

  1. Mah.. ho visto ieri questo film di cui mi aspettavo molto di più. Non so come fai a dire che la sceneggiatura è “dinamico” visto che per la maggior parte del film assistiamo a gags trite e ritrite in successione, spesso fuori dal contesto narrativo. I personaggi presi uno per uno sarebbero anche passabili, ma insieme non fanno proprio “gruppo”. Stereotipi a go go ripetuti. Si sorride per qualche scena azzeccata ma più di lì non si va. Aggiungici l’orribile prestazione attoriale della ragazza a cui hanno fatto parlare un toscano fintissimo e non ne conosciamo il motivo. Argentero pessimo anche nel suo dialetto. Si salva Buccirosso (aiutato dal suo dialetto invece) che invece dà una prova attoriale buona, anche se sempre nell’orbita del melò… dello stereotipo del cattivo che si pente… Insomma non ci sono svolte degne di nota, tutto è prevedibile, sapvo già le battute prima che venissero dette. Tutto troppo detto, troppa sceneggiatura e poca regia, poche immagini, insomma Leo ha ancora molto da imparare. Per me voto 4/10.

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