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Mister Morgan: trama, recensione e trailer
Mister Morgan: trama, recensione e trailer

Mister Morgan: trama, recensione e trailer

Di Mister Morgan ho subito pensato che sarebbe stato un gran bel film, perchè Michael Caine è davvero un grande attore. Ma allo stesso tempo, ho anche subito pensato che sarebbe stato troppo triste da vedere in una giornata in cui non ci sono buone notizie, si conosce troppo poco del film, non si è di buon umore e c’è un tempo da lupi per cui avrei voglia di star rintanata in casa e basta. Il destino ha deciso per me, facendomi arrivare a film iniziato così ho dovuto rimandare. Come il protagonista che rimanda la sua fine perchè non sa ancora tutto di molte cose.

Matthew Morgan è il protagonista, ovvero Mister Morgan. Insegnava filosofia prima in America e poi in Francia, dove si trasferì con l’amatissima moglie e dove vive ancora, tre anni dopo la sua morte, completamente solo nella grande casa. Matthew di contatti umani ormai ne ha ben pochi: la donna delle pulizie e la donna che gli insegna il francese perchè lui non ne spiccica una parola. E naturalmente sua moglie che lui continua a vedere e con cui continua a parlare.

Nella sua routine (passeggiata/casa/pranzo/casa) s’inserisce gradualmente, per caso, una giovane insegnante di ballo parigina che si dimostra molto premurosa verso di lui. Matthew inizia a seguire qualcuna delle sue lezioni di ballo ed i due divengono amici. Matthew però si è già fatto un’idea di come terminerà tutto questo, anche se la sua intenzione non va a buon fine e si ritrova in ospedale con Pauline, che gli confessa di vedere in lui suo padre. Ma Mister Morgan di figli ne ha già due: Miles e Karen. Entrambi scostanti, poco comunicativi e molto distanti dal padre. Karen se ne va dopo poco ma Miles resta, perchè in fin dei conti ci tiene a suo padre anche se fra loro non c’è dialogo ma solo un versarsi addosso colpe ed eventi del passato. Pauline cerca di riconciliare questa frattura che pare insanabile ed inizia a conoscere Miles, ma padre e figlio sembrano non volersi riavvicinare.

Temi indubbiamente importanti per Mister Morgan, che fra l’altro è tratto dal romanzo di Françoise Dorner intitolato La Douceur Assassine. La famiglia, il dolore, la solitudine, l’amicizia, la perdita, la vita e la morte. Non è mai troppo tardi, questo sembra volerci comunicare la regista Sandra Nettelbeck. Tutti temi dicevamo, molto profondi, affrontati con grande delicatezza e sobrietà.

La famiglia è certamente il tema predominante: una ragazza che vede in un uomo anziano il padre perduto; un uomo anziano che perde sua moglie e le rimane attaccato al punto da vederla e parlarci, un figlio che ha perso sua madre; un padre ed un figlio che non riescono ad incontrarsi in un labirinto di rancori ed incomprensioni e nel sottofondo la famiglia di Karen e quella di Miles in particolare, ormai allo sbando.

La vita e la morte, entrambe affrontate con dolore da Matthew, la vita affrontata più come una condanna, come una prigione da cui si attende di uscire e da cui, purtroppo, si cerca anche di evadere. Poi un timido tentativo di riconciliamento con questa, piccoli gesti che aiutano Matthew a ritrovare un poco di serenità. Tutto merito dell’amicizia con Pauline che insegna qualcosa all’anziano professore, la crepa del suo mondo, quella che fa entrare la luce, come le dirà Matthew stesso. C’è sempre qualcosa da sapere e qualcosa da imparare prima di andare via.

La nota più struggente del film è forse la solitudine: i grandi spazi aperti, le panchine vuote, le ombre della casa ed il silenzio la rendono alla perfezione.

Una fotografia spettacolare ed una sceneggiatura fluida, scorrevole perchè forse di primo in patto con tutti questi grandi temi, il protagonista stanco di vivere e la routine sempre uguale si potrebbe esser portati a pensare che Mister Morgan sia un film pesante, ma in realtà non lo è, non si compiace nel dolore e nella tristezza, appare invece come una lunga, delicata e sobria riflessione su ciò che sappiamo, su ciò che crediamo di sapere e su come la percezione del nostro mondo varia a seconda di chi incontriamo e dell’importanza che gli attribuiamo.

Un bellissimo film non c’è che dire, forse non particolarmente adatto a tutti ma io consiglio di andarlo a vedere, per avere una prospettiva diversa della vita. Almeno per due ore. Voi l’avete visto? Vi ha rattristato o vi ha fatto riflettere?

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