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Allacciate le cinture: trama, recensione e trailer
Allacciate le cinture: trama, recensione e trailer

Allacciate le cinture: trama, recensione e trailer

Ritorna, sul grande schermo, uno dei miei registi preferiti Ferzan Ozpetek con Allacciate le cinture, un film non tanto complesso quanto contenente diversi aspetti che sono in contraddizione fra loro.

Dopo il grande successo di Mine Vaganti, che ho sul serio apprezzato come del resto Le fate ignoranti (grandissimo capolavoro) Ferzan decide di buttarsi in una storia (mi sa che per questo ci vogliono le cinture) che assomiglia più ad una fiction tv che ad uno dei grandi intensi film a cui ci aveva abituato. Andiamo a vedere perchè.

Siamo a Lecce nel 2000 ed Elena, che fa la cameriera in un bar, ha uno scontro verbale su di un autobus con un macho/burino. Casualmente se lo ritroverà davanti in una festa, presentatole dalla sua migliore amica come il suo ragazzo, Antonio. Antonio si fa subito notare per la sua spiccata omofobia che offende il migliore amico di Elena e Silvia, ovvero Fabio. Nascono i primi screzi e sia Elena che Fabio cercano di convincere Silvia a lasciarlo.

Intanto c’è un progetto in ballo: Elena, Fabio e Silvia stanno per rilevare un’ex stazione di rifornimento e trasformarla in un bar. Elena si ritrova ancora fra i piedi Antonio, che disprezza, ma da cui è fortemente attratta fisicamente e questa attrazione per altro è ricambiata ed Antonio lo dimostra chiaramente. D’altro canto Elena ha già una relazione con Giorgio con cui però non c’è una grande passione.

I due, Antonio ed Elena, iniziano a frequentarsi di nascosto. Quando i due vanno a vedere la stazione di servizio in disuso, abbiamo un improvviso flash forward: tredici anni dopo Antonio ed Elena sono sposati ed hanno due figli nonostante le differenze di carattere cercano di essere una buona famiglia. Lei frequenta sempre la madre e la stramba zia ed è molto presa dal lavoro. Finchè una brusca frenata: un tumore al seno. Antonio si barrica dietro un silenzio doloroso ed impotente mentre Elena affronta la chemioterapia, i medici, gli ospedali, conosce varie pazienti, fa amicizia ma allo stesso tempo si chiude in se stessa e allontana Antonio. Eppure fra i due non è tutto finito. I familiari di Elena si stringono attorno a lei e Fabio ed Antonio trovano il modo di accettarsi.

Un giorno però, Elena disperata fugge dall’ospedale e tornata a casa, viene trovata da Antonio che decide di portarla a vedere un luogo che per loro, tredici anni prima, è stato magico. Mentre sono in macchina rischiano un incidente con due ragazzi in moto: sono loro stessi. Quindi ecco un flashback: tredici anni prima i due in un incontro segreto al mare, la proposta di Antonio e dopo l’incontro fra Silvia ed Elena, su idea di Fabio che sa della relazione segreta con Antonio. Grande sorpresa per Elena.

Come dicevo, io apprezzo molto Ferzan Ozpetek, le sue storie non sono mai banalità, sovente raccontano fatti che potrebbero capitare a chiunque ma lo fa con una tale naturalezza, spontaneità e delicata intensità che sembra ci stia raccontando di fatti straordinari ed incredibili. Il bello di Ferzan è che tratta per l’appunto queste tematiche ordinarie (in Allacciatevi le cinture l’attrazione fisica, i sentimenti, la coppia e la malattia) esplorando fino in fondo tutta la gamma di emozioni che attraversano i protagonisti e le pieghe più recondite della loro anima.

Ebbene sì, sono combattuta: da un lato è Ferzan e riesco ad apprezzare le buone intenzioni e le qualità del suo Allacciate le cinture, d’altro canto è un film con delle limitazioni evidenti. Se ne apprezzo la storia ed i contenuti, d’altro canto la scelta di questi improvvisi salti temporali è destabilizzante perchè chi guarda non si deve mai distrarre se non vuol perdere il senso del film e poi perchè sono mal piazzati e troppo bruschi.

Il cast l’ho apprezzato, perchè li ho trovati molto naturali, nella recitazione, non banali e non artefatti (difetti tipici degli attori italiani). Mi è piaciuta la Smutniak molto espressiva e molto coinvolta con queste sue incertezze se restare con il suo uomo con cui ha già una consolidata relazione o buttarsi con il ragazzo macho della sua migliore amica (ok questo è un po’ scontato ma ci sta perchè parlavamo prima di tematiche ordinarie e fatti che possono capitare a chiunque). Lui, Arka, devo dire che fin ha lasciato perplessa fin da subito: la sua recitazione non è male, ma tuttavia non sembra molto idoneo al cinema, non è il nuovo Argentero come qualcuno l’ha definito, ma c’è da dire che Ferzan lo rende credibile come ha fatto con Scamarcio d’altronde, le cui doti recitative sono del tutto discutibili.

D’altro canto il personaggio di Antonio è ricco di clichè: meccanico, ignorante, dal fascino animalesco, tatuato, palestrato. Antonio reca in se un messaggio di fondo sbagliato: potete essere belli ed ignoranti che tanto rimorchiate lo stesso, potete anche non migliorarvi e non studiare che tanto nella vita sempre vi capita qualcosa di buono e sarete amati per ciò che siete. E questo ci porta ad un’altra riflessione su un lato che ho apprezzato della storia: Antonio crede di non essere all’altezza di Elena e che pertanto il loro matrimonio si basi soltanto sull’attrazione fisica ma lei gli dimostra il contrario dicendogli per l’appunto che lo ama per com’è; Elena dal canto suo rifiuta il suo aspetto fisico a causa della chemio, respingendo Antonio perchè non si trova più attraente ma lui le dimostra che continua a trovarla attraente anche debilitata e senza capelli perchè non si è innamorato del suo aspetto fisico. Ed ho apprezzato Elena Sofia Ricci e Carla Signoris nei loro spiritosi battibecchi.

Sui temi, come dicevo, molto bene la relazione di coppia con tutte le varie ed eventuali, compresa la malattia e quest’ultima, devo dire, è stata affrontata in un modo drammatico ma al punto giusto né troppo lagnoso né troppo leggero. Bene il sottofondo di amicizia e l’onnipresente tematica dell’omofobia, che ormai è una costante dei film di Ferzan, con Fabio ed Antonio inizialmente uno contro l’altro ma che per forza di cose si avvicinano a causa della malattia di Elena, arrivando in qualche modo a comprendersi e tollerarsi. Ok, finisce a tarallucci e vino ma non per questo dobbiamo gridare al buonismo.

Insomma Ferzan è sempre Ferzan e sinceramente Allacciate le cinture non è da buttare via, ma speriamo ugualmente che gli esperimenti con le fiction terminino qui.

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