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47 ronin: trama, recensione e trailer
47 ronin: trama, recensione e trailer

47 Ronin: trama, recensione e trailer

Ancora un film di grande aspettativa: dopo L’ultimo Samurai con Tom Cruise arriva Keanu Reeves con 47 Ronin. Un film che non nasce dalla fantasia dell’esordiente regista Carl Rinsch ma che s’ispira alla leggenda Giapponese, ricordata tutti gli anni in dicembre, per cui sono stati spesi 175 milioni di dollari ed incassati circa la metà in tutto il mondo. Esatto, il kolossal 47 ronin, al botteghino s’è rivelato un fiasco e la critica cì è andata giù dura. Dicevamo una leggenda, la Chûshingura, un racconto popolare divenuto mito e celebre rappresentazione teatrale tra le più note nel Paese del Sol Levante.

La leggenda dei 47 ronin dunque trae ispirazione da un fatto realmente accaduto: nel XVIII secolo, Asano Naganori, signore locale viene costretto al suicidio rituale, anche se in realtà è stato posseduto da un demone per opera di una strega, per aver risposto alle offese di un funzionario locale dello Shogun, il comandante generale dell’esercito che di fatto regnava sul Giappone, senza scrupoli, Kira Yoshinaka. Asano viene dunque costretto al seppuku (il suicidio rituale) davanti agli occhi di sua figlia che viene data in sposa al perfido Kira. I 47 samurai di Asano vengono dichiarati ronin, ovvero orfani di padrone, gli viene proibito di cercar vendetta e vengono esiliati.

Di questi 47 ronin fa parte Kai, un mezzosangue, indesiderato, non accettato, non considerato da un samurai ma ben accolto da Asano che lo fece ugualmente entrare nei 47 samurai.

I 47 ronin organizzano una vendetta dopo quasi due anni dall’esilio e cercano di uccidere Kira, penetrando nel suo palazzo. Ma Kira è ben protetto da molti uomini e dal potere di una strega. Kai viene reclutato per questa vendetta. I 47 dunque si riuniscono in cerca di vendetta, con l’appoggio dei vari signori ma contravvenendo all’autorità dello shōgunato, seguendo i precetti del bushidō (il codice di condotta dei Samurai). La fine a cui vanno incontro è già segnata.

47 Ronin è un film che ha il pregio ed il difetto, nello stesso tempo, di mischiare vari generi: il fantasy, spettacolare ma troppo poco, l’azione molta ma intervallata da pause tediose, la storia d’amore impossibile che è vagamente accennata ed infine la tragedia celata dall’onore. Quello che per voi non sarà un lieto fine nella vicenda reale, per i protagonisti lo è stato perchè l’onore per i samurai valeva molto più della vita.

E’ un film abbastanza spettacolare, reso anche volendo per richiamare un po’, nelle movenze e nello sceneggiato, il teatro kabuki. Detto ciò mi viene da pensare che la monoespressione di Keanu Reeves dipenda da ciò, voglio sperare, perchè in questo film è veramente totalmente inespressivo. Il suo desiderio di essere un samurai e di essere accettato è evidente nei fatti, nei suoi gesti, eppure non traspaiono, non vi sono emozioni, salvo che nella scena della separazione dalla sua amata quando i 47 vengono esiliati.

Bene invece Kou Shibasaki nel ruolo della principessa, molto espressiva ed allo stesso tempo delicata e composta, molto bene anche la strega, Rinko Kikuchi, maliziosa, ammiccante e perfida, le sue magie sono spettacolari al punto giusto, non eccezzionali ma piacevolmente sorprendenti.

Secondo me con qualche nota di fantasy in più sarebbe stato anche meglio, perchè si tratta pur sempre di una leggenda e la mitologia giapponese è infarcita di soprannaturale, demoni, magie e quant’altro. E’ anche vero che, in effetti, la presenza di Keanu Reeves è evidentemente superflua poiché l’introduzione dell’elemento mezzosangue con l’aspirazione del samurai è un occidentalizzazione, è un elemento inserito per rendere il film più accattivante per gli occidentali. E’ vero anche che la storia del passato di questo mezzosangue, divenuto samurai per caso, ma che si evince ha appreso delle arti oscure da non meglio precisati personaggi sopranaturali, viene accennata ma del resto non è proprio su di lui che è incentrato il film ma sullo spirito di vendetta che anima questi ronin.

Contrariamente alla critica generale, io l’ho trovato interessante e gradevole, quindi ve lo consiglio.

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