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Il superstite: trama, recensione e trailer
Il superstite: trama, recensione e trailer

Il superstite: trama, recensione e trailer

Sono rimasta incuriosita dalla trama de Il superstite di Paul Wright, che ha svolto con questo lavoro mette in scena l’arduo compito di svolgere la trama di una duplice storia di emarginazione sociale e sofferenza psicologica.

Aaron (George MacKay) è un giovane che vive in un villaggio di pescatori in Scozia ed è l’unico sopravvissuto ad un tragico incidente avvenuto in mare. In questo incidente è scomparso il fratello a cui era legatissimo Michael (Jordan Young).

Aaron si estranea dalla gente del villaggio che già di per se lo emargina ritendendolo responsabile dell’accaduto ed in qualche modo superstizioso gli abitanti iniziano a credere che il ragazzo porti sfortuna.

Il cambiamento psicologico del ragazzo è notevole: se prima era pieno di speranze e rivolto verso il futuro, ora vaga per il paese e per la spiaggia con la sola ossessione che il fratello sia vivo e lui potrebbe ritrovarlo.

La distanza che ormai lo separa dai coetanei è evidente: lo accusano velatamente o apertamente ma soprattutto vogliono sapere morbosamente cosa lui si ricordi dell’accaduto. Aaron convinto più che mai che potrebbe ritrovare il fratello chiede ad un uomo del villaggio di portarlo con lui sulla barca, in mare, ma questi, padre di una delle vittime, lo accusa di essere responsabile dell’incidente.

Aaron non trova conforto nella madre ma solo nella la fidanzata di Michael, Jane (Nicholas Burley), il cui padre arriva a minacciarlo pur di tenerlo lontano dalla figlia.

Aaron non riesce ad elaborare il lutto ed arriva a convincersi che vi sia un mostro nell’oceano, lo stesso di una fiaba ascoltata quando era bambino, che tiene prigioniero suo fratello. Aaron si costruisce una zattera, cerca più volte di avventurarsi in mare aperto ma tutte le volte fallisce. Fino a che la storia del mostro marino prende il sopravento sul suo precario equilibrio mentale portandolo a fare gesti sconsiderati. Finale surreale.

Il superstite è senza dubbio un film complicato: da un lato un villaggio in preda al dolore che si accanisce superstiziosamente sull’unico sopravvissuto facendogli terra bruciata intorno e dall’altro un ragazzo instabile psicologicamente che non si arrende, in maniera morbosa, all’idea che il fratello sia morto e certamente l’astio del paese non lo aiuta. Questa atmosfera del villaggio chiuso e diffidente nei confronti di Aaron è stato ben reso, al contrario dell’instabilità mentale di Aaron che invece è assente per buona parte del film, ovvero inizialmente sembra solo un ragazzo sconvolto dal dolore ed è attraverso le dichiarazioni dei compaesani e dei flashback poi che noi comprendiamo che Aaron non è mai stato un ragazzo perfettamente a posto. Diventa molto evidente verso il finale del film in cui il dolore lascia il posto alla follia.

I flashback, ecco, troppi danno un senso frammentato alla sceneggiatura. Interessante l’uso della grana differente ed il continuo rimando al legame fra Aaron e Michael ma praticamente costituiscono tre quarti del film, inutilmente, perchè sarebbe stato meglio dedicare più spazio alla situazione psichica di Aaron prima dell’incidente. Il regista l’ha volutamente tenuto nascosto, è vero, ma a che pro? Che alla fine la sceneggiatura si fa bruscamente precipitosa, confusionaria (il flashback che dovrebbe chiarire tutto, per metà è incomprensibile ed accenna probabilmente a dei traumi infantili) per culminare in un finale abbastanza fiabesco ed irrazionale, secondo me.

Le emozioni che pervadono questo film sono altalenanti: ora angosciante ed ora drammatico, ora tedioso ed ora sconcertante, per non parlare del fatto che di punto in bianco Il superstite si tinge di noir, annunciando una violenza psicotica che poi, fra l’altro, non arriva.

Film cupo, sceneggiatura confusionale, si poteva fare di meglio insomma.

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