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Philomena: la recensione del film e trailer
Philomena: la recensione del film e trailer

Philomena: la recensione del film e trailer

In famiglia sono io quella che s’interessa, maggiormente, di cinema. Ed in generale sono io quella che sceglie i film, che poi propone al marito, che si fida recandosi con me alla visione con l’infarinatura d’informazioni che gli do mentre veniamo inghiottiti dal traffico. Mi piace andare al cinema, come avrete capito, ma in particolar modo, mi piace andare a vedere i film tratti da storie vere. Come Philomena.

Non sono partita pervenuta su questo film; ho guardato il trailer in rete e letto la trama ma niente di più, non ho raccolto altre informazioni come mio solito. E sono rimasta sorpresa: dall’intensità di questo film, che ci racconta una storia toccante. Philomena è una di quelle storie, che solitamente ci lasciano senza parole, forse con un po’ d’amaro in bocca anche a causa della meschinità di alcune azioni che ci vengono mostrate. Vedendo il film capirete di che sto parlando.

La trama è abbastanza semplice: Philomena Lee negli anni cinquanta rimane incinta di un ragazzo conosciuto per caso ad una festa; il padre se ne vergogna talmente tanto che la rinchiude in un convento, Roscrea Abbey, di suore che ospitano le “ragazze perdute” ma va in giro dicendo che è morta. In convento la vita scorre fra lavoro, canti, preghiere, solitudine e ancora lavoro. Le ragazze che vengono ospitate nel convento ed aiutate a partorire, senza nessun tipo di cura o di assistenza professionale, devono lavorare in cambio di questa “ospitalità” e possono vedere i propri figli solo per un’ora al giorno. Finchè poi i bambini vengono dati in adozione. Passano cinquant’anni, ma Philomena non si è mai scordata del figlio di cui non ha più saputo niente. Viene casualmente in contatto con Martin, un giornalista cinico, ateo, sulla via del declino, alle prese con un libro sulla storia russa. Martin sa bene che se vuole concludere qualcosa deve tornare al giornalismo e precisamente gli viene richiesto di dedicarsi al caso di Philomena. Inizialmente titubante poi Martin prenderà a cuore il caso di Philomena, purtroppo per i due, ritrovare Anthony non sarà un’impresa facile: i documenti sono andati perduti in un misterioso incendio, nessuna delle suore ricorda e nessuno che ha avuto a che fare con Anthony sembra volerli aiutare. Quali bugie si nascondono dietro l’adozione di Anthony? Che fine ha fatto quel bambino? Perchè nessuno sembra ben disposto ad aiutare Philomena?

La struttura narrativa del film, si compone di fatti narrati in contemporanea ma anche di flasback presentati come ricordi della protagonista, Philomena Lee. Vi s’inframmezzano inoltre dei filmati che riguardano Anthony, quindi la narrazione risulta un po’ spezzettata, ma ciò non lede la resa del film.

Philomena è la tipica signora cattolica, cui è stato educato il terrore del peccato, con precisi stereotipi su ciò che la circonda; di fondo è un personaggio simpatico, spontaneo e genuino (come la descrive la stessa attrice Judi Dench dopo averla incontrata), è sempre pronta a cercare il buono attorno a sé, propensa al perdono e dalla fede incrollabile. Martin, il giornalista, ci viene presentato come un personaggio disincantato, cinico, intollerante ma in fondo (molto in fondo) sensibile. Nonostante i suoi sforzi, Martin non riesce a rimanere impassibile davanti alla tenacia ed al dolore di Philomena, che lui comunque considera una sempliciotta ma da cui incasserà diverse lezioni sulla vita quando meno se lo aspetta. Poco incisivi i restanti personaggi: il capo redattore di Martin attaccata a tutti i costi alla notizia poco interessata in realtà alla storia di Philomena, degna di nota invece la madre del barista irlandese, che non ha peli sulla lingua riguardo i fatti di Roscrea.

Le tematiche principali saltano all’occhio: il perdono, la finta carità delle istituzioni cattoliche il bigottismo che sconfina nella crudeltà. Viene reso molto bene, il perenne conflitto fra atei e credenti: i primi rappresentati da Martin ed i secondi da Philomena. Ognuno espone le proprie teorie ma non riesce a convincere l’altro che rimane fermo nelle proprie opinioni.

E poi c’è il tema principale: una madre a cui viene strappato il figlio, la ricerca che diventa un viaggio della speranza che si scontra contro i muri del silenzio che alla fine si rivela un cerchio, perchè si torna al punto di partenza.

Ottima la musica, delicata che sottolinea i momenti più importanti senza essere prepotente o invasiva e splendida anche la fotografia. Molto bene i dialoghi profondi ma anche divertenti; questa miscela di humour e dramma è un eccellente modo di alleggerire un film così intenso e drammatico che altrimenti avrebbe rasentato la pesantezza.

Un ottimo film che vi consiglio, specie se avete apprezzato Changeling di Eastwood. Sarebbe facile esprimervi un parere personale sul finale o sull’annosa questione sollevata dal film: sul perdono di chi ci ha volutamente fatto del male, sulla falsità e sugli scandali che non mancano mai attorno alla chiesa. Ma non vi voglio rovinare la sorpresa. Andatelo a vedere e poi fatemi sapere cosa avete pensato, cosa avete provato durante la visione del film. Se vi ha commosso o meno. A mio marito è piaciuto.

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