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Lo Hobbit – La Desolazione di Smaug: la recensione del film e trailer
Lo Hobbit – La Desolazione di Smaug: la recensione del film e trailer

Lo Hobbit – La Desolazione di Smaug: la recensione del film e trailer

Si potrebbe definire un overdose di Tolkien: prima la nuova puntata della saga de, Lo Hobbit – La desolazione di Smaug ed ieri sera la prima puntata del Signore degli anelli su Rete4! C’è da fare indigestione! Ma le saghe di Tolkien sono inimitabili come inimitabile è Peter Jackson che riesce sempre a cogliere la sostanza e l’atmosfera dei libri di Tolkien. Anche se per il migliore resterà sempre il Signore degli Anelli.

Ne Lo Hobbit – La desolazione di Smaug si riprende il “viaggio inaspettato” narrato nel precedente film, secondo capitolo dunque di una trilogia ispirata dall’opera letteraria Lo Hobbit.

Bilbo viene arruolato in una nuova missione: liberare il regno di Ereborn dal drago Smaug. E’ Gandalf stesso a proporglielo come lo ha proposto a Thorin giunto a Brea per cercare suo padre. Bilbo accetta e Thorin recluta i suoi parenti nani. Purtoppo per la compagnia, Bilbo è ancora inseguito dagli orchi da cui il gruppo cerca di rifugiarsi in casa del muta pelle Beorn che da loro la caccia in forma di orso. Tornato normale Beorn, sebbene detesti i nani, decide di aiutare la compagnia a fuggire. Gandalf viene intercettato da Galadriel che gli chiede di risolvere un’importante questione e si deve dunque separare dal gruppo che finisce col smarrire la strada e finire preda di un gruppo di ragni giganti (aracnofobici è giunto il momento di chiudere gli occhi). A salvarli sono il mitico Legolas, principe del Bosco Atro e l’elfa Tauriel insieme ad una squadra di elfi silvani. Legolas mostra fin da subito la sua acrimonia verso i nani e li consegna a Thranduil. Bilbo è sfuggito a tutto ciò poiché si è infilato l’Anello cominciando a rendersi conto di che potere malvagio rechi dentro di sé il piccolo gioiello. Sarà proprio Bilbo a liberare i nani dalla prigionia ed a farli fuggire, giusto in tempo per scampare alle grinfie degli orchi. Mentre Gandalf si deve occupare della questione del Negromante a Dol Guldur, la compagnia cerca di riprendere la strada ma viene nuovamente fermata e condotta ad Esgaroth dove Thorin riesce a fare un patto con il governatore: ucciderà il drago Smaug e gli porterà le ricchezze in cambio della libertà. Ma c’è una profezia che incombe su tutti loro riguardo il drago e Gandalf sta per fare una scoperta che non si aspettava. M’interrompo qui altrimenti finisco con il raccontarvelo tutto.

Una semplice parola: spettacolare. Come sempre del resto. Quello che sorprende più di tutto è la bravura di Jackson nell’adattare il romanzo allo schermo, concentrandone l’essenza senza perdersi e senza scadere nella noia. Nel Signore degli Anelli abbiamo visto che la sintesi non ha tolto niente alla bellezza della storia mentre ne Lo Hobbit possiamo ammira la bravura del regista nell’ampliare una piccola storia, nel plasmarla senza modificarla affinchè ne escano fuori tre capitoli arricchiti esclusivamente dalla creatività. Lo Hobbit, il romanzo, è a tutti gli effetti un prequel del Signore degli Anelli ma i fatti che vi si narrano non sono molto legati a quelli che accaddero dopo invece Peter Jackson nei suoi film fa sì che i film s’intreccino e si rimandino, anche se nei dettagli, l’un l’altro.

Fantastico, consigliato a tutti.

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